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In un tempo come il nostro che vede sempre più fiorire atteggiamenti di paura e di chiusura di fronte a chi è diverso, di difesa della propria identità che a volte si tramuta in offesa di quella altrui, abbiamo bisogno di una parola profonda e competente, positiva e propositiva. Così è la parola di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità Ecumenica di Bose. Ogni suo intervento come ogni suo scritto diventano contributo prezioso per guardare la società in cui viviamo da una prospettiva più alta. Nel volumetto La differenza cristiana, edito da Einaudi, Enzo Bianchi mette in luce la Chiesa come possibile luogo di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali diversi ma non per questo automaticamente contrapposti. Affrontando termini come laicità, laicismo e anticlericalismo, su cui vertono tanto spesso i dibattiti mediatici e sono oggetto di discussioni accese soprattutto nella nostra Europa, invita il cristiano a non evadere dalla storia. Come comunità cristiana siamo chiamati a vivere una “differenza” nella qualità delle relazioni, divenendo in una società caratterizzata da rapporti fragili, conflittuali e di tipo consumistico, una realtà che cerca di realizzare relazioni gratuite, forti e durature.
Anche noi cristiani del XXI secolo dovremmo arrivare a dire, come il Vescovo Teofilo di Antiochia, mostrami il tuo uomo e io ti mostrerò il tuo Dio, cioè attraverso la nostra umanità vi diremo chi è il nostro Dio. Uomini e donne che narrino con la loro testimonianza che la vita cristiana è “buona”; la testimonianza è il segno più grande di una vita abitata dalla carità, dal fare il bene, è segno di una vita di servizio tra gli uomini soprattutto tra i poveri e gli ultimi, di un amore che giunge a perdonare il nemico. Ascoltare e accogliere l’altro, anche lo straniero, è la premessa per immaginare la pace, infatti l’ascolto non è mai un atteggiamento passivo, ma è attenzione e volontà di una presenza che accoglie, è far tacere se stessi per dare peso e fiducia alla parola dell’altro. Non dimenticando che l’alterità è al cuore delle Scritture e
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